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Storia

TARTUFI DEL CASTELLO

La storia della Famiglia Brama

    Sin dal lontano 1860, la famiglia di Brama Giuseppe esercitava l’attività di raccolta e vendita del prezioso tubero, che prolifera nel buio silenzioso della terra. Un mestiere particolare quello del tartufaio, l’esperienza tramandataci e la profonda conoscenza del nostro territorio, risultano fondamentali ma poco potremmo senza l’aiuto e l’amore che ci danno i nostri amati amici, i cani.

    Nel 1898-1899, costituita l’Università Agraria di Cammoro in Sellano, Giuseppe Brama sarà chiamato a ricoprirvi la carica di presidente che continuò poi ad esercitare dal 1902 fino al 1924.

    Con spirito di vero mecenate e da vero amante della natura, pur di tutelare e preservare l’equilibrio del territorio circostante, in qualità di presidente dell’ Università Agraria di Cammoro, (tra i comuni di Cascia ,Trevi, Spoleto e Norcia ) acquistò dei terreni ricchi di tartufaie, mettendole a disposizione in modo regolamentato per la raccolta e impose vincoli a salvaguardia dell’equilibrio naturale del territorio.

    Ogni sabato, di buon mattino, in sella al suo cavallo alla testa di altri due preposti al trasporto someggiato di tartufi, Giuseppe Brama si recava nel mercato principale di Spoleto, dove regolarmente si svolgeva la vendita del tartufo. Le peculiarità di questo mercato spoletino riuscivano a richiamare mercanti e intenditori del prezioso tubero da ogni dove e tra questi spiccavano i grandi estimatori e mercanti fraUna parte del ricavato della vendita del tartufo piazzato da Giuseppe Brama veniva devoluta dal medesimo per fare delle opere in favore degli utenti della Comunanza Agraria. Tra le tante azioni in favore dei propri compaesani si può ricordare l’acquisto di bellissime campane per il campanile della Chiesa del Castello di Cammoro; la loro realizzazione fu affidata ad una delle maestranze più importanti dell’Italia dall’ora e cioè alla prestigiosa Fonderia di Agnone.

    Ancora oggi il loro rintocco risuona nella sottostante valle del Menotre e dominando quella stupenda terra, stanno anche a testimoniare la filosofia e la fede di Giuseppe Brama.

    Il tartufo, proprio per la sua particolare facilità a sposarsi con altre vivande, è divenuto sempre più un prodotto assai ricercato. Sia per questo motivo sia per la l’enorme passione che gli è stata tramandata, Brama Gian Paolo rappresenta la quarta generazione, nella quale si continua ad esercitare questo mestiere, con lo stesso entusiasmo, la stessa dedizione e lo stesso amore, del suo primo predecessore.

    Grazie… Bisnonno Giuseppe.

Presentazione Generale

    L’Azienda Agraria “Tartufi del Castello” di Gian Paolo Brama situata in località Torre di Cammoro, sita nel Comune di Sellano ed estesa nei comuni di Montefalco e Cascia, nasce dalla passione e dai ricordi tramandati dai suoi avi.

    L’amore per la terra, il rispetto per i boschi, la passione per il mondo animale, hanno fatto in modo che potesse crearsi un grande rapporto e un’ardente attaccamento al nostro lavoro. Siamo una piccola azienda che con passione e tenacia, oggi come ieri, si dedica alla produzione di olio, legumi, cereali, zafferano e alla raccolta di funghi naturali e soprattutto di tartufi spontanei. L’azienda, che nel 2010, ha festeggiato i 150 anni di attività, fu rilevata da mamma Giuseppina Carla e che per trentadue anni gestì sapientemente; poi, dalla stessa, fu lasciata a Gian Paolo Brama con il preciso intento che venisse perpetrata ancora la filosofia originaria dell’azienda. Oggi, Gian Paolo, continua ad occuparsi in prima persona di tutti i vari aspetti che compongono l’attività dell’Azienda Agraria “Tartufi del Castello”, sempre con lo stesso amore espresso in essa centocinquanta anni prima e sempre nel rispetto delle leggi, della natura e del suo delicato equilibrio.

    Da uno stralcio di un’intervista al Sig. Gian Paolo Brama: “…rilanciare questa attività di famiglia non è stato affatto semplice! Se non avessi avuto così tanto amore per la mia famiglia e per tutto ciò che, con il sudore della fronte, essa mia ha tramandato, giuro, avrei mollato tutto. Ho incontrato moltissime difficoltà ed ho avuto molte delusioni dall’atteggiamento tenuto, nei miei riguardi, da alcune autorità competenti ed organismi di controllo preposti…diciamo così che ottenere il rilascio di determinati permessi che per altre aziende della zona era una bazzecola, nel mio caso diventava cosa quasi impossibile o in altri casi sono stato soggetto a controlli che definirei quasi da manuale di investigazione! …senza contare le sottili minacce da parte di alcuni concorrenti…

    Oggi mi sento felice, perché sono riuscito a mantenere viva una piccola ma significativa azienda per poi ampliarla e pubblicizzarla, sempre facendo della qualità e bontà dei suoi prodotti, quali olio, legumi, cereali, zafferano, funghi naturali e soprattutto tartufi, il cavallo di battaglia; e ancora di più perché sono riuscito ad ottenere il tutto senza l’aiuto di politici o di contributi.

    Fu mio bisnonno, Giuseppe Brama, nel 1860 a creare questa attività; essa ha resistito allo scorrere del tempo, sopravvivendo ai cambiamenti della società, dell’economia e ai mutamenti della storia. Tante sono state le difficoltà e le peripezie che la mia famiglia e questa attività hanno dovuto affrontare, persino la 1° e la 2° guerra mondiale, ma grazie a mio bisnonno Giuseppe Brama e all’educazione al lavoro e alla fede che seppe infondere anche ai posteri mi è stato tramandato il vero senso della vita…”

Azienda

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Come nasce l'azienda agraria

    L’Azienda Agraria “Tartufi del Castello”, nasce dalla passione di vivere in un contesto straordinario: il contatto con la terra, l’acqua, il vento e con il beneficio del sole, delle stagioni, in simbiosi con la vegetazione, con gli animali e in costante equilibrio con le fasi lunari. L’insieme di tutti questi fattori e l’amore per questo lavoro hanno fatto sì che l’azienda agraria continuasse e crescesse sul territorio. È grazie a Giuseppina Carla madre di Gian Paolo che si progettò e si realizzò la continuazione dell’azienda agraria, finalizzandola alla raccolta e vendita del tartufo naturale spontaneo e altri prodotti tipici della zona.

    Gian Paolo Brama: “Anche i miei nonni contribuirono allo sviluppo dell’azienda agraria, ma fu il bisnonno Giuseppe Brama a crearla ed infondere in essa la filosofia che è a tutt’oggi il segreto del successo.

    L’attività era situata in Torre di Cammoro, nel Comune di Sellano, originariamente torre di guardia del Castello di Cammoro, e la stessa fu acquistata da Giuseppe Brama e dai suoi fratelli ove si insediarono con tutta la famiglia. Negli anni il bisnonno Giuseppe Brama, uomo cattolico e devoto ai santi protettori come S. Antonio, S. Paterniano, S. Agostino, Santa Chiara, Santa Rita e alla Madonna delle Grazie; tutti gli anni pellegrinava nel castello di Cascia. Questi e tanti altri ricordi mi sono stati raccontati dagli anziani, come lo zio Antonio, lo zio Quinto, nonno Edoardo, dal caro Sig. Diamante e dallo zio Carlo, per anni Segretario Illustrissimo dell’Università Agraria di Cammoro, carica questa, svolta con estrema dedizione e competenza.

    Arrivati ai nostri giorni, doverosamente devo ricordare lo zio Epifanio grandissimo uomo, dal cuore immenso, che ha sostituito in vari momenti della mia vita la figura di mio padre e che ha saputo sostenere l’operato e la dignità di mamma Giuseppina Carla. Pioniere e scopritore di varie zone proliferanti di tartufi, sin da bambino tartufaio, mi fece conoscere questo mestiere e i suoi segreti con la sua stessa passione e intensità”.

Come nasce il nome e come si sviluppa l’azienda

    Il nome “Tartufi del Castello” nasce dall’idea e dalla storia degli uomini e delle donne componenti della famiglia di Giuseppe Brama; nasce dai loro racconti fatti di storie di vita quotidiana di descrizioni di “luoghi da sogno” sia sotto l’aspetto naturalistico che paesaggistico. Memorie fatte di duro lavoro e di vita semplice che raccontano di tartufaie disseminate in luoghi incantati e incontaminati alla stessa stregua dei tanti arroccamenti e fortilizi, di cui è pieno questo territorio, una volta abitati ed oggi quasi del tutto abbandonati. Piccolissimi paesi che ricordano il medioevo, con la caratteristica di sembrare tanti piccoli castelli. Tutto intorno all’azienda agraria sembra ricondurre all’idea di “castello” e persino la dislocazione dei terreni di cui è composta ha avuto il suo peso per la scelta del nome: l’azienda agraria “Tartufi del Castello”, è formata da circa trentadue (32) ettari di proprietà di cui diciasette (17) sono di bosco e quindici (15) di seminativi e tutti presso la località Castello di Cammoro, nel Comune di Sellano; poi, da circa due (2) ettari di proprietà composti da un oliveto e da un piccolo vigneto presso il Castello di Montefalco ed infine da poco più di tre ettari e mezzo (3,5) di seminativi presso il Castello di Cascia, in località Atri.

I TARTUFI

TARTUFI DEL CASTELLO

Biologia del tartufo

    Il tartufo è stato classificato come fungo (ipogeo) della classe degli “ascomiceti” che vivono in simbiosi “micorrizica” con determinate piante superiori. Come tutti i funghi, anche i tartufi, hanno la mancanza assoluta di clorofilla e, di conseguenza, non potendo elaborare la sostanza organica necessaria al loro sviluppo la traggono da altri organismi. Così facendo il tartufo diviene “parassita saprofito” di arbusti e piante e con esse viene a creare una simbiosi, perchè entrambi traggono vantaggio dalla loro unione. Con questo fenomeno si crea la “micorrizia”, che è l’insieme delle radici invase dal micelio. La micorrizia a sua volta può essere “ectotrofica” o “endotrofica”. Si chiama ectotrofica quando le ife fungine penetrano negli spazi “intercellulari” dei primi strati corticali ed endotrofica, quando le ife fungine penetrano in profondità all’interno delle cellule e quindi sono “intracellulari”. Il tartufo ha un corpo vegetativo, cioè il micelio, formato da un grande numero di filamenti intrecciati detti “ife”. Dalle ife, tramite il micelio, si formano dei corpi detti “ascomi”, corpi rotondeggianti di varia grandezza , colore e profumo in base alla pianta simbionte . L’ascoma (tartufo) è ricoperto da una scorza o “peridio” , rugosa o liscia, giallastra o nera. La polpa , la parte interna del tartufo, più precisamente chiamata “gleba”, è carnosa di vario colore dal bianco al marrone, al grigio, al nero violaceo, talvolta rosea o macchiata di rosso vivo sfumato in base della specie fungina e del grado di maturazione e della pianta simbionte. La gleba è solcata da fasci di filamenti miceliari chiari, più o meno spessi, ricchi di succhi, che circoscrivono le zone fertili chiamati “aschi” contenenti una o più spore di forma e misure variabili a seconda della specie.

    Le spore o meglio chiamate “ascospore” sono gli organi riproduttori della specie e tramite esse è possibile individuare il sesso. Quando il tartufo è ancora giovane, si distinguono nella “gleba” o polpa del tartufo cellule femminili (oogoni), e cellule maschili (anteridi). Dalla fecondazione di questi ha origine il giovane “asco” . Il terreno gioca un ruolo molto importante per la vita e lo sviluppo dei tartufi, va da se, che ogni specie di tartufo ha una tipologia e struttura scheletrica del terreno preferenziale.

    Esistono altri tartufi eduli, raccolti in zone particolari che possiedono qualità organolettiche notevolmente inferiori a quelli menzionati ma che vengono spacciati per quest’ultimi da persone o da aziende senza scrupoli. Vogliamo con questo allertare il consumatore perchè sebbene detti tuberi siano apparentemente simili nell’aspetto al tartufo e che in alcuni casi possano essere considerati commestibili, in altri casi non lo sono affatto, anzi, possono essere capaci di provocare disturbi più o meno gravi, fino ad arrivare a dare effetti d’avvelenamento.

Cenni storici

    Da testimonianze storiche, sembra che il tartufo abbia lontanissime origini, infatti reperti archeologici risalenti al 3.000 anni a. C. proverebbero che i Babilonesi conoscevano già questo preziosissimo tubero, proveniente dall’Asia Minore. Altre testimonianze risalenti al 2.600 anni a.C. ci informano che il faraone Cheope amava degustare il tartufo. Nel vecchio testamento, tramite Giacobbe (1.600 a.C.) sappiamo, che era una pietanza particolarmente ricercata. Nel IV secolo a.C. Aristotele e Teofrasto e più tardi Pitagora, degustavano vivande a base di tartufo. Nell’antica Roma, durante il periodo di massimo spendore dell’Impero Romano, questa pietanza era presente sulla tavola in modo predominante, tanto da dedicarlo alla dea dell’amore Venere. Durante il periodo del cristianesimo, il Vescovo Ambrogio di Milano (339-397 d.C.), tra i molti piatti che lo stesso preferiva degustare pare che spiccassero tra tutti quelli a base di tartufo. Arrivati al 1.200-1.300 il poeta Francesco Petrarca ne fa menzione nel IX sonetto delle rime. Nel rinascimento una delle amanti più note di questo tubero, fu Lucrezia Borgia.

    Nel 1831 Carlo Vittadini pose le basi per lo studio moderno del tartufo con la sua “monographia tuberacearum”, che ancora oggi porta il suo nome e che resta uno dei riferimenti basilari di questo prezioso tubero. Con il XX secolo, si raggiunge la massima diffusione del tartufo e acquista l’appellativo di “signore delle mense” e se ne parla mensionandolo come raffinatissimo tubero che sposa vivande delle cucine più esigenti e raffinate, dalle caratteristiche straordinarie, dai profumi inebrianti e dai sapori decisi, che oggi più che mai deve essere presente sulle tavole di tutti quelli che sono alla ricerca della vera soddisfazione dei sensi.